La Vita ed il supermarket… surrogato.
Molti segreti della nostra esistenza, potrebbero d’ora in poi essere svelati al Mondo. Ed ancora più chiaramente, a chi dimostrerà di possedere una discreta fantasia. Il tutto avverrà semplicemente, attraverso l’utilizzo di un “surrogato”, che per portare tutti gli Ospiti al massimo del loro agio, realizzerà tutta la coreografia all’interno di scenari abituali. In questo caso, il momento in cui ci si trova a fare acquisti all’interno di un supermercato. Uno spazio, appositamente costruito per tutti voi, nel quale siete invitati subito ad entrare, sapendo in anticipo, che risulterà esperienza molto… particolare.

E’ questo un lasso di vita condiviso, magari con la famiglia a seguito, con affianco tanti sconosciuti, ma anche la presenza di qualche conoscente che si incrocia nel percorso, il cui cenno di saluto fà parte solo dei convenevoli, poichè il ricordo di chi siano per davvero, non è sempre reciprocamente chiaro.

Tutti concentrati ed apparentemente sereni a passeggio nella grande area in cui si ascolta un rilassante sottofondo musicale.
Ciò che viene esposto in bella mostra lungo il percorso composto da mille scaffali ricchi di allettanti colori, potrà però essere scelto ed acquistato solo in presenza di determinate condizioni.

Quella di essere in grado di poterlo economicamente fare, diversamente essere tentati di compiere un atto illegale assolutamente sconsigliato. Sentitevi liberi di lasciarvi pure andare, verso l’acquisto di quel nuovo prodotto che vi ha appena incuriosito, anche se un attimo prima era del tutto assente nella lista mnemonica della sola merce che avreste voluto prendere.

In genere si verifica che il cliente tipo, ancor più se miope, prende un prodotto pretendendo inutilmente di leggere anche ciò che solo con un microscopio di alta qualità, sarebbe possibile per lui interpretare. Spesso ruotando la confezione, quasi a voler cosi risalire ad ulteriori notizie, sperando possano essergli trasmesse direttamente da quella sensazione tattile. Lo vediamo alternare più volte gli occhi, ritmicamente, fra la confezione che ha il mano ed il prezzo esposto sul bancale, in un angoscioso conflitto interiore, che lo condurrà finalmente alla importante decisione, i cui estremi sono racchiusi sempre nello spazio atavico che intercorre fra l’accettare o il desistere, quando non vi è completa chiarezza sul che decidere.

Certo. C’è anche un’altra opzione alquanto frequente. Decisamente la più triste. Quella di doversi limitare ad osservare semplicemente gli altri, che ai tuoi occhi sembrano potersi permettersi tutto, mentre tu sai bene di potere fare poco o niente. E’ questa un’opportunità utile al massimo, per guardare, magari aggiornarsi, non per ultimo comprendere quello che ti sarebbe piaciuto essere, o quanto avresti potuto diversamente avere, se non fossi cosi diverso. Talvolta, utile anche per ricordare quello che un tempo sei stato, ma a vario titolo, per mille perché, non sei riuscito più a trattenere.

Riconoscere questa tipologia di persone, risulta alquanto facile. Girano a lungo con carrelli sempre vuoti, magari utilizzandoli come passeggino per il bimbo, sfruttando specie nel periodo estivo, la possibilità di godere almeno dell’aria condizionata non presente nella propria abitazione e cosa di non poco conto, considerato il frangente, beneficiarne almeno qui di qualche cosa, senza spendere nulla.

Come in un supermercato, stimolati e distratti da promozioni allettanti che ci spingono ad effettuare azioni poco prima non previste, anche nella nostra vita, ci troviamo a compiere cose che prima o poi rischiano di trascinarci innanzi a piccoli sensi di colpa. Il riferimento è rivolto a quelle scelte futili, non impegnative, verso le quali cediamo anche se sino a pochi istanti fa, non provavamo neanche particolare bisogno. Similmente alla pari delle tipiche azioni di tutti i giorni, attivate in completa buona fede, che generando poi problematiche varie, insidiose quanto inattese, ci fanno chiedere, senza ottenere mai risposta, il classico… “ma chi me lo ha fatto fare ?”.

Motivo per cui, cosi come di sovente avviene nella vita per tante altre cose, può capitare che anche nel supermercato, giunto il momento di pagare alla cassa, comprendiamo meglio il valore delle nostre scelte nel verificare il totale sul proprio scontrino. Succede proprio quando in molti appaiono stupiti, non comprendendo il come mai si sia potuto giungere a tale importo. Assomigliano tanto ai famosi rimpianti in genere abbinati ai soliti “non avremmo dovuto, ma com’e’ stato possibile averlo fatto”. Diciamo pure, a seguito di uno scarso controllo su cosa avremmo dovuto davvero considerare essenziale, in un determinato momento, ci rendiamo conto che una banale quanto erronea considerazione di un contesto, ci ha portato di un tratto alla… deriva.

Mentre il ripensamento di un acquisto quando si è ancora nel supermercato, può trovare rapido rimedio nell’azione del deporre nuovamente la merce nel proprio scaffale, per correttezza sempre meglio nella mensola da dove prima era stato prelevato, nella vita quotidiana il ripensamento a cose avviate, non può essere realizzato agendo tramite un semplice pulsante di “reset” e dire “và bene, abbiamo solo scherzato”. Basti pensare alla fine di sentimenti puri, che rischiano di essere infangati, distruggendo la già fragile condizione emotiva di chi pensava con determinate scelte, di difenderli meglio.

Ove necessario e soprattutto se vi è ancora margine per farlo, in caso di improvviso ravvedimento, si può magari tentare di cambiare a quel punto solo direzione, assumendosi tuttavia l’onere dei danni sin qui maturati. In genere, ciò segue l’indirizzamento di una decisione più saggia che l’interessato ha magari nel durante ponderato. In questo caso, decidendo di non perdere più tempo e soldi di quelli sino ad ora già profuso per l’iniziativa, l’abbandono repentino è il migliore, unico investimento da compiere, al fine di evitare di amplificare un insieme di problemi. In questi casi, le sintesi solitamente usate per darsi coraggio, vanno dal “costi quel che costi, meglio cosi”, oppure “meglio farlo oggi che domani”… o molti altri detti similari, tutti riconducibili ad un saggio, anche se non tempestivo, ravvedimento.

Capita, non frequentemente, ma capita, di trovare in determinati periodi dell’anno, delle vere offerte a buon mercato. Abbinamenti, vendite sotto costo, promozioni davvero particolari. Insomma, offerte che noi pensiamo essere destinate a restare a lungo ed a nostro piacimento, nella loro piena disponibilità. La vita di tutti, è infatti molto simile ad un labirinto. Lì dove se sbagli un percorso, nelle migliori delle ipotesi sarà impossibile recedere sui propri passi e bisogna necessariamente ripartire. Capita, che dopo il primo acquisto però, ritornando nello stesso punto di vendita con la volontà di procedere con nuovo approvvigionamento, essendo rimasti soddisfatti del prodotto, veniamo informati che oramai tutto è terminato. Non solo, perché quella specifica marca unitamente al suo produttore, oramai non esistono più. Ma anche perchè gli addetti che prima ne hanno venduto tanti, non si ricordano più di nulla. Il passato, non è infatti da tutti ricordato con pari intensità. La durata di un ricordo, è spesso basata su quanto si è profusi in impegno e dedizione e… ognuno rilascia la propria valutazione/reazione del tutto personale.

Queste situazioni, assomigliano molto alle circostanze che nella vita riconducono alle mancate opportunità derivanti dai nostri lenti riflessi di risposta, una sostanziale sottovalutazione delle potenzialità che avremmo dovuto comprendere meglio, per essere molto limitate nel tempo di reazione. Un esempio universale, in grado di supportare meglio tale concetto e che possa anche corrispondere alla vita di ognuno, può fare riferimento ad un tipo di errore molto comune e dunque frequente. Ovvero, l’errata convinzione di credere che una cosa bella e molto piacevole, magari anche preziosa, oppure semplicemente conveniente, sia sempre ad attenderci tutta la vita e molto pazientemente, nello stesso luogo dove noi l’abbiamo abbandonata. Un parallelismo, potrebbe portarci alla considerazione che se l’azione dipende unilateralmente da un soggetto, le probabilità di riuscita in genere sono stimate per essere molto alte. Quando la numerosità di elementi si sommano, o tendono ad allearsi (vd. coppie, famiglie…), ecco che le probabilità di riuscita, divengono indirettamente proporzionali al numero dei … protagonisti. Un confronto/aggiornamento costante, incrementerà le possibilità di non cadere all’improvviso nel vortice di mille delusioni e di comprendere l’unica verità delle cose.

Sono davvero tante le persone, che puntualmente sono obbligate a ricredersi su questo, nel momento in cui la cruda realtà, li porterà a riconoscere che il loro “unico treno della vita”, , è già passato oramai da tempo. La convinzione di colui che crede di potere fare i conti senza mai ascoltare prima l’oste, si conferma pratica in grado di rilasciare a chi è solito praticare tali semplificazioni, delle sorprese molto amare.

Vero. Anche se si è impulsivi, il rischio di sbagliare è molto alto. Stesso dicasi però, se si è troppo riflessivi, sino a sentirsi frenati in modo costante dal prudente tentativo che cerca di evitare errori. Ciò accade poichè in fondo, entrambe le condizioni rappresentano due estremità, dunque, si sta parlando sostanzialmente comunque di eccessi. La definizione più importante da ricordare, resta al di là di tutto, sempre la stessa : “non aspettarti di essere sempre da tutti atteso”. Come fare allora, per avvicinarci il più possibile ad un fare comportamentale ideale ? Diverse persone, sono solite chiedere consigli. Il consiglio è sicuramente elemento generalmente rassicurante, anche perchè affidandoci agli altri, la prima sensazione è quella di rendere più leggera la propria responsabilità, attraverso la condivisione di un problema.

Poi, il confidarsi con una persona che pensiamo possa garantirci assoluta riservatezza, regala attimi di gradevolezza e di rilassamento… Tuttavia, sensazioni a parte, bisogna considerare che più la scelta su cui siamo chiamati a decidere risulta essere delicata, ancora meno può risultare utile e davvero efficace un consiglio. Troppa l’incidenza che assumono in questi casi le variabili oggettive, che non permettono di realizzare una regola valida che possa ritenersi di assoluto riferimento ed universalmente valida. Nelle migliori delle ipotesi, la consultazione preventiva di più fonti, può aprire ulteriormente solo il ventaglio di nuove, possibili opzioni, nel contempo, può proprio per questo motivo, terminare con il generare maggiore confusione nella vostra testa.

Non dimentichiamo chi è stato troppe volte “scottato” proprio da situazioni che all’inizio si presentavano in prospettiva molto buone e belle, ma che poi non si sono rivelate tali. Allo stesso modo, pensiamo anche a quando abbiamo troppo tentennato su di una “polpetta”, che qualche “gatto”, approfittando di questa nostra perenne indecisione, ha mangiato al nostro posto. C’è da dire, che proprio a seguito di tante esperienze non del tutto gradevoli, in molti di noi si è sviluppato un elevato tasso di sfiducia verso tutto e tutti e dunque la nostra diffidenza è da tempo ai massimi livelli, un pò ovunque. Siamo divenuti esseri molto ostili verso tutto, specie per ciò che non conosciamo e che ci dichiariamo subito non interessati neanche a conoscere. Il timido fra i timidi, per quanto possa sembrare strano, a volte appare essere proprio il Mercato, divenuto molto più cauto negli investimenti ad alto rischio e soprattutto, in genere molto più restio rispetto a qualche decennio fà, nel perseguire progettualità di lunga scadenza. Come diceva qualcuno, l’orientamento di massima, mira generalmente sempre più alla vecchia logica dei “pochi, maledetti e subito”.

Allora, meglio dire subito tutta la verità. Non c’è un manuale universale che possa in questi casi aiutare ad orientare al meglio le proprie scelte. Al massimo, si possono attingere informazioni utili sempre che ci sia una preparazione di base che poi ci metta in grado di decidere in prima persona. Nel caso di investimenti, dagli indicatori statistici, prestando molta più attenzione agli andamenti del Mercato d’interesse, cosi come attingendo una migliore cognizione attraverso approfondimenti sull’economia, le necessità del momento rilevate in base al proprio Territorio. Tutto bello ed interessante, che tuttavia, oltre le previsioni, non potranno però esprimersi decidendo al vostro posto. La decisione finale, si potrebbe continuare sino alla noia con gli esempi, spetterà sempre e solo a voi.

Se il concetto è rimasto ancora poco chiaro, cancellate subito dalle vostre menti tutto quanto avete sin qui letto sull’argomento, ricordando semplicemete una cosa. Che se nessuno è in grado di prevedere il proprio futuro, figuriamoci se lo potranno fare con il vostro !!!. Ecco, cosi abbiamo fatto prima.

Dunque, il fattore rischio che accompagnerà ogni nostra azione, è da intendersi sempre presente e dietro ogni angolo che deciderete di voltare. Non bisogna fare però sempre un dramma innanzi ad ogni cambiamento, ma semplicemente proseguire in modo ragionevolmente cauto, sapendo che questa pratica, potrebbe aiutarvi molto ed essere utilissima in molte circostanze.
Eppure c’è un suggerimento che si potrebbe tranquillamente esternare a tutti, certi di non causare danni collaterali. Riguarda un aspetto molto generico. Diremo che in linea di principio, ogni volta in cui si è certi che “la posta in gioco valga la candela”, è anche giusto rischiare un pochino. E se si dovesse alla fine perdere, si potrà almeno dire di averci provato.

Pensiamo ora a quante persone, ci è capitato di conoscere e frequentare nella nostra vita. Partendo con ordine dai genitori, allargando la schiera ai fratelli e cosi sino ad estendere il nostro pensiero alla parentela, cosi proseguendo con gli amici, alle miriadi di conoscenze alle quali pure ci è capitato molte volte di stringere la mano.
Concentriamoci in particolare sulle potenziali, ottime relazioni, sulle quali era necessario porre una meritata e costante attenzione e che invece abbiamo trascurato. Stiamo “analizzando” una piattaforma in cui vi è certamente la presenza di affetti molto diversi per intensità, che per una serie di impedimenti in linea di principio anche giustificati, abbiamo lasciato fuori e per lungo tempo, cosi distanti dalla nostra vita. Non essendo possibile comprendere quanto per ognuno di voi, che ha accettato di unirsi ora a questo pensiero, si sia spinta la visione di questo contesto. Nè ci è data la possibilità di conoscere quanti volti siete riusciti a rispolverare nel tempo in questi attimi.

Vi siete arresi tenendo ad assicurarvi solo il volto dei vostri famigliari ? Avete inserito qualche parente, o magari qualche amicizia in particolare ? Poco importa, poichè l’obiettivo del momento, era trovare un pretesto, che potesse fare emergere una cosa molto importante. Il vostro ambito affettivo. Il tempo non perdona ed anche il buon intento di rimediare prima o poi a tali mancanze dovute alla vostra assenza, è decisione affidata solo al destino e mai alle nostre comodità. Ricercate i vostri affetti, frequentateli, ribadite loro ogni vostro sano sentimento che provate, utilizzando ogni momento utile per farlo. Non perdete mai l’opportunità di anticipare il tempo per queste cose. Solo cosi, si potranno evitare molti rimpianti.

Per quanto sia difficile ricercare una similitudine, che ponga in essere un sillogismo credibile quando si parla di due elementi cosi diversi fra loro, come un affetto ed un prodotto, ovvero fra un sentimento puro ed una materia concepita e finalizzata per essere destinata alla vendita, ci sforziamo ugualmente nel ricercare un punto di congiunzione, proprio all’interno del surrogato rappresentato dal nostro supermercato, dove si potrebbe fare riferimento al momento in cui presi da un’offerta, ci sfugge la considerazione di una cosa molto importante, come la data di scadenza. Per la serie che se uno non riesce a “sfruttare” in tempo una condizione della quale si prevedete una fine, il tempo per poterlo fare, scadrà con esse.

Ovviamente, inutile anche ripeterlo, ce ne passa come differenza fra ciò che è un affetto rispetto a ciò che può essere invece solo un prodotto commerciale. Ma non bisogna in questo caso, soffermarsi esclusivamente su tale evidenza. Concentriamoci più sul comune denominatore che è per entrambi, il fatto di avere una data di scadenza, oltre della quale, o tutto si decompone, oppure, l’intera fragranza andrà persa. Oltre la data di scadenza, entrambi i riferimenti (affetto/prodotto) posti in esempio, non potranno mai essere più considerati gli stessi. Bisogna pertanto usare una corretta modalità di conservazione, sia per i prodotti, ma occorrerà molto, molto più cura, da dedicare alla conservazione dei nostri affetti.

Si è ritenuto ribadire più volte questo concetto, come di certo avrete notato, iniziando a paragonare due cose completamente diverse fra loro. Lo si è fatto unicamente nel tentativo e con la speranza di sollecitare in voi l’emergere indiretto di una valutazione che potesse prevalere su tutte le altre. E’ stato un pò, un volervi mandare in “tilt”, ovviamente a fin di bene. In altre parole, si è partiti da un esercizio paradossale (l’impossibile comparazione di affetto/prodotto), per evidenziare la più semplice delle ovvietà. Non esiste alcuna possibile comparazione, anche se il ragionamento sulla data di scadenza, si spera abbia potuto far riflettere sufficientemente sulla sottovalutazione degli involontari distacchi affettivi. Ma siamo sicuri di affidare il giusto valore alle persone ed alle “cose” nella vita che conduciamo tutti i giorni ? Facciamo riferimento, in altre parole, al nostro, preciso ordinamento indicato dai nostri bisogni, oppure, siamo più assorti nel soddisfare altre esigenze che sappiamo non essere le nostre priorità più urgenti, ma che si vengono continuamente imposte ? Pensate di potere rappresentare l’eccezione che conferma la regola ?

Sarà, ma non bisognerebbe dare tutto sempre cosi per scontato. Troppo frequentemente, alle persone capita di cadere in atteggiamenti che nella loro massima espressione, possono addirittura rasentare l’isteria. Gli stessi momenti che ci vedono come protagonisti inconsci di veri e propri drammi per cose inutili, mentre dovremmo tentare il più possibile di concentrarci per comprendere e soprattutto ricordare, che molto del nostro disagio momentaneo è in fondo da considerarsi perfettamente inutile e comunque, riferito solo ad un breve momento. Keep Calm and Carry On !!! (Mantieni la calma e vai avanti – Motto risalente al periodo della 2.da Guerra mondiale).

Basti pensare all’alterazione che notoriamente ci trasforma durante la guida nel bel mezzo di un traffico metropolitano, peggio quando ciò comporta ad esempio, conseguenze tipo un ritardo ad un appuntamento formale a cui tenevamo. Oppure, a quelle nostre reazioni di certo pure eccessive, scaturite in particolari momenti di difficoltà, che ci fanno ritrovare per primi, passato il “bollore”, stupiti di noi stessi, tanto da pentircene. Ammettiamolo. Siamo un pò tutti sotto pressione e lo siamo per mille, diversi motivi, oltre che da troppo tempo. Sono in tanti nel sostenere che non se ne può più, che la vita oramai è un inferno ed in pratica tutto sembra divenuto insopportabile… . Ma proprio per questo, dovremmo evitare di cedere, almeno innanzi ad accadimenti secondari, pensando il tutto, magari come fosse solo un brutto sogno. E se proprio si dovesse sentire come indispensabile il dovere di dare sfogo a questi rari, sporadici ma anche irrinunciabili momenti di “follia”… d’accordo, sfoghiamoci pure (con moderazione), ma si ricordi di incrementare maggiore consapevolezza proprio su questi contesti, per poterli inserire come ultimi in classifica in termini di valore necessario, rispetto a tanto ben altro di importante a cui pensare e compiere in alternativa.

Eppure, a ben pensarci, basterebbe non perdere mai di vista, in questi momenti in cui ci si tormenta per il nulla, la cruda realtà che vede il tempo erodere delle cose che per noi dovrebbero essere sempre considerate come preziose. Pensate ai vostri affetti. E’ importante regalarsi ogni tanto, un istante per riflettere su questo. Poichè proprio il tempo, sfruttando questi nostri momenti di sconforto, è solito distrarci, per approfittare e provare a portarci via tutto, sino ad allontanarci da molte logiche. Morale della favola ? Cerchiamo sempre di non farci attrarre, sino a distrarci, dalle cose di poco conto, poichè questo ci porterà nella condizione di allontanarci dalle cose ben più importanti !!!

Quanti paragoni si sarebbero potuti utilizzare nel tentativo di spiegare meglio il contenuto di una intera vita. Sin qui, si è provato nel coinvolgere tutti con l’invito di entrare in un supermercato virtuale. E’ vero che ci crediamo e forse per davvero siamo tutti diversi, ma per quanto possa apparire strano, ricordiamoci che in fondo, dobbiamo sempre considerarci… simili. Cosi simili, sia pure nelle dovute proporzioni, al numero di quei prodotti che stiamo ora osservando. Guardateli bene, proposti in mille diversi modi, ma che in fondo contenenti la stessa materia prima. Quale sarà il vostro preferito ? Quale fra questi, sceglierete ? Ovviamente, quello che si presenterà a voi con il migliore… maquillage !!! Siate certi, che fra pochissimo, ne sarete sicuramente attratti.

Quanti competitors si affannano nella nostra vita nel tentativo di superarci, cosi quanti ne troviamo, magari senza troppo pensarci anche in un supermercato ? Tutti a sfoggiare il risultato di strategie complesse, mentre dietro le quinte, invisibili al pubblico, tutti duscutono su consuntivi aziendali, con i loro nuovi preventivi… Ognuno tenta di ottenere il massimo. In particolare chi non intende abdicare come leader e non si accontenta di essere “solo” uno fra i più forti. Battaglie cruente e svolte sempre all’ultimo sangue, ma silenziose, riservate, in genere sorridenti nella loro propaganda, per evitare forse di interferire con il sottofondo musicale che i clienti ascoltano ora al supermarket.
Ogni azienda leader dunque, in certe cose sembra particolarmente conservatrice. Nel senso che cambia tutto e di più, ma mai l’imperativo che è sempre rimasto lo stesso. Essere i primi ed i soli, dunque gli unici a comandare il mondo. Anche se questa storia di volere essere gli unici al mondo, per poi comandare nel mondo, tanta logica, in fondo non ce l’ha. E pare che anche l’Antitrust, in fondo, non ne sia molto convinta 🙂

Ritorniamo con un atterraggio da brivido su di un terreno più comune e dunque, numericamente più diffuso nella nostra Società, dove l’ambizione vola decisamente più a bassa quota, troviamo molte persone che non sono riuscite a vedere realizzato il progetto della loro vita. Non per ripensamento sulla bontà dei propri intenti, dei quali ancora ora continuano a detenere grande fiducia, piuttosto perchè proprio nel momento cruciale in cui il destino li ha chiamati a dovere decidere sul da farsi, alla fine gli è mancato sufficiente coraggio. Sono stati sopraffatti da una improvvisa paura, che gli ha impedito di proseguire l’avventura.

A business man faces indecision inside a set of direction arrows.
Il ricercare l’essenza di tutte le nostre vite, replicandole nel momento in cui si entra a far parte del nostro supermercato virtuale, appositamente per voi costruito, è sperimentazione sulla quale pareri e giudizi, possono risultare discordanti. La situazione può presentarsi inizialmente ai più, come molto azzardata, cosi come da alcuni potrebbe essere percepita come una lettura magari troppo impegnativa. Inoltre, non bisogna escludere un’altra possibilità. Quella schiera di lettori generalmente ritenuta più “cattiva”. Composta da coloro che sono soliti partire con assoluta diffidenza, che con molta probabilità, giudicheranno ancora prima di terminare di leggere questa storia, sentenziando che proseguire un ragionamento per il quale si rischia di non aprendere nulla, sia alquanto stupido. In tal caso, è giusto aprire una velocissima parentesi. Giusto per non perdere i pezzi a metà strada e sul più bello. In fondo, riflettendo, si sta tentando semplicemente di affermare che il riflesso di chi siamo, si palesa e si manifesta ovunque, dunque può essere anche studiato tranquillamente qui, in un supermercato virtuale, dove le persone si sentono più o meno libere di dirci cosa realmente sono, standosene in silenzio. Noi, ci limiteremo d’ora in poi, solamente ad osservarle. Potevamo scegliere mille altri luoghi di ritrovo, ma non si dimentichi che qui, almeno c’è l’aria condizionata, mentre fuori fa caldo.

Si, è giunta l’ora. In questo momento, ci sono davvero molti clienti. Non si riesce a contarli tutti, in quando sono in continuo movimento. Rappresentano storie diverse, velate da quel desiderio di non sbilanciarsi troppo per esigenza di compostezza, solo leggermente “curati” nel loro andamento, per apparire al meglio. Malgrado i loro sforzi, l’essenza del loro essere, in particolare modo quando li porremo ora, innanzi a delle scelte, sarà diverrà molto trasparente. Dunque difficilmente, quanto ci occorre sapere, potrà essere occultato a chi da qui li osserva e li studia, con molta discrezione. Quindi, possiamo già raccogliere i primi, utilissimi… indizi.

L’intero contenuto di ogni vita, fatto di ricordi ed emozioni, di rinunce e di conquiste, di soddisfazioni e delusioni, per quanto assurdo possa apparire, potrebbe essere immaginato e semplificato come tanta merce raccolta in vita lungo il nostro cammino e deposta in una busta. Si, una busta, che in fondo, vi si chiede di immaginare al pari del bagaglio di nozioni racchiuso in una mente. Magari anche biodegradabile, come la nostra memoria, destinata nella maggiore parte dei casi, a divenire prima o poi evanescente nei suoi ricordi. Potremmo pensarla come una busta anonima se preferite, evitando cosi inconsapevole promozione pubblicitaria. Buste che ci appaiono quasi vuote ed alquanto sbiadite, portate per lo più da anziani, ma anche buste che sembrano dover cedere da un momento all’altro tanto sono piene, appartenenti a gente intenzionata a provare tutto nella loro vita, senza però averne ancora chiara idea. Sembrano affannosamente alla ricerca di una soddisfazione non ancora raggiunta.

C’è poi anche gente indecisa, che non ha ancora inserito nulla, quasi ad aspettare di vedere gli altri cosa fanno e prima di avviare l’emulazione, paiono osservare molto seriosi i movimenti un pò di tutti. Li vedi fermi alcuni lunghi istanti, come fossero caduti in trance. Anche il modo di posizionarsi è alquanto strano. I loro carrelli, sono quelli che di solito vengono posti trasversalmente alle corsie, oppure nei punti cruciali, proprio se amassero sostare dove il passaggio è più nevralgico. Non lo fanno per cattiveria, solo per rompere il… ghiaccio e cosi, in un certo senso socializzare malgrado il loro mutismo. Gli addetti ai lavori, pare abbiano assegnato loro la definizione di “doganieri”, poichè ogni volta che li si incrocia, assomigliano molto alla pratica del… Dazio.

Nei casi più gravi capita di sentirli parlare da soli. Vero. Mai sentito bisbigliare qualcuno che nel trovare e poi scegliere ad esempio un pacco di pasta, confidava a chi gli era intorno, anche il formato che desiderava. Eccolo li, un campione rapresentativo. Aiutandosi con l’indice, quasi fosse uno scandaglio, ripete a bassa voce : “dunque, spaghetti, spaghetti, spaghetti… numero 5, numero 5, numero 5…” interrompendosi finalmente appena finita la ricerca. Non manca chi ama scrutare negli altrui carrelli con naturale disinvoltura. Questi li collochiamo con estrema faciltà, nella tipologia più comune, quella dei curiosi. Passeggiando, si fanno mille domande, come quella di pensare frasi tipo… “Ah, questa signora oggi mangia pasta e piselli, ma ha preso anche una torta, dunque sarà una ricorrenza, ma che Santo si festeggia oggi ? Per la quantità che ha messo nel carrello, saranno almeno 6 in famiglia…” e cosi via. Questo osservare continuamente gli altri, termina in genere dopo un pò ed anche bruscamente, quando la categoria dei curiosi, finalmente realizzano che sono venuti sino qui, probabilmente per acquistare qualche cosa anche loro. La nostra attenzione, si sofferma ora sulla folta e “nutrita” tipologia degli : indecisi.

A questo punto è necessario anticipare il tutto con una parentesi. Quante volte non siamo stati in grado di rispondere prontamente innanzi ad improvvise, quanto inattese situazioni, pur avendone la possibilità e magari essendo anche preparati più di altri sulla questione ? In quante occasioni invece, siamo sprofondati in un classico vuoto di memoria ? Sarà capitato almeno qualche volta, che trovandoci innanzi ad una decisione importante da prendere, non avendo chiari tutti i particolari, abbiamo agito affidandoci esclusivamente all’unica nostra disponibilità del momento. A quel personale istinto, oppure, se si preferisce, a Mister intuito. Magari proprio queste scelte, si sono poi rivelate nel tempo le più sagge in assoluto. Eh si, avranno pensato molto soddisfatti, io l’intuito ce l’ho e tu no !!! Quante volte, pur conoscendo la nostra valenza del tutto già certificata su di una specifica materia, siamo stati costretti a dimostrare anche agli altri queste competenze, malgrado non sempre fossero in grado di comprenderle ed apprezzarle pienamente ?

Un’altra similitudine “applicata” nel nostro supermercato virtuale, in grado di potere rispondere almeno in parte ai precedenti quesiti, è quando riteniamo che determinati contesti siano oramai consolidati e del tutto scontati, accorgendoci puntualmente, che in realtà non è proprio cosi. In fondo, nella vita non si dovrebbe ritenere proprio nulla di scontato. Purtroppo è così. Lo ricordava magistralmente a tutti, il grande Eduardo De Filippo, nella sua storica frase de “Gli esami non finiscono mai”.

Un esempio semplicissimo, giusto per intenderci, è quello nel quale subito dopo aver pagato alla cassa i nostri acquisti, ci apprestiamo a varcare l’uscita del supermercato, per ritornare a casa. Ecco che a quel punto, pur comprensivi nell’essere vicini alla necessità aziendali che mirano a salvaguardare giustamente i propri interessi ecc.ecc., proviamo comunque un leggero fastidio alla richiesta del personale di vigilanza, quando ci chiede di verificare nuovamente merce e lo scontrino che oramai sappiamo divenuti entrambi di nostra proprietà. Diamine !!! Eravamo proprio lì da un’ora, ci hai anche visto che siamo riusciti a pagare solo dopo aver rispettato una fila di persone lunghissima che ci separava dalla cassa… eppure ci controlli nuovamente !!! Ma non è possibile, stiamo a perdere solo tempo e qui noi andiamo di tutta fretta… Ci manca solo che poi si incontri anche la Finanza dopo che siamo usciti e passiamo qui tutta la giornata per queste quattro buste… Cosa state dicendo ? Non riuscite ad ascoltare nulla di questa discussione ?

Un attimo. Forse è il caso di precisare che nella realtà, quanto appena scritto nel precedente paragrafo, non è stato mai trasferito a voce dai clienti all’addetto che gli sta effettuando il secondo controllo. Eppure sembrava chiaro. Qui, si stava semplicemente leggendo il pensiero di questi clienti, utilizzando i nostri “super poteri”. Loro, a quel “blocco”, si sono semplicemente limitati in questo frangente ad esporre un sorriso, pur se solo di circostanza. Nessuna complicazione comunque, poichè chi esercita questi controlli è abbastanza preparato. In genere, per poche buste come quelle lì, si fà molto presto. Questa scena, alquanto frequente in particolare nelle grandi superfici di vendita, ci può essere utile per sorreggere una semplice considerazione. In momenti come questi, quando dobbiamo arrenderci a certe evidenti circostanze, nelle quali si può stare solo fermi e pazientare, capita subito di isolarci, magari per “ingannare il tempo”, fermando quasi il momento, restando in modalità totalmente inerme. Lo facciamo seduti alla poltrona del dentista durante una estirpazione di un dente, ma anche ad un controllo delle Forze dell’Ordine, insomma, in tutti quei casi che l’attesa è l’unica possibilità alla quale abbinare un pò di pazienza, sino a che il permesso per andare via, non venga finalmente rilasciato.

Motivo per cui, spesso tocca al personale di servizio svegliare le persone da quello strano immobilismo, notando che i clienti sono ancora lì, chi con le buste aperte, chi con la bocca spalancata, chi ancora con le mani alzate ed un pò tremanti, al posto di blocco. Tutto già passato. Finalmente, si può a questo punto, andare anche via.
Ciò che è appena capitato in questo nostro “surrogato virtuale”, avviene un po’ anche nella vita che conduciamo fuori dai supermarket, poichè incrementano le possibilità di ritrovarsi in situazioni nelle quali si deve continuamente dimostrare e con maggiore difficoltà, l’ovvietà delle cose.

La burocrazia in generale, accresciuta anche grazie alla impropria collocazione di certi personaggi che sempre più spesso si corre il rischio di incontrare un pò ovunque nei vari Uffici, incrementa in modalità logaritmica le probabilità di essere derubati del proprio tempo. L’iniziale ricerca della soluzione di un solo problema che si scontra innanzi alla assenza di professionalità, rischia per una odiosa metamorfosi, di trasformarsi rapidamente nel bisogno di dovere ricercare poi, delle altre soluzioni a nuovi problemi, senza neanche aver risolto il primo dei problemi. Ogni particolare, per quanto possa apparire ostacolo di certo superabile in prima istanza, può divenire dunque un qualche cosa di interminabile, oltre che estremamente noioso. Forse, proprio per non incappare in queste situazioni, la Società sembra che si stia da tempo sostanzialmente modificando, inseguendo una vera e propria moda che si potrebbe definire “l’abitudine al continuo diniego”. In fondo, un pò c’è sempre stato, ma ancora di più oggi, siamo portati ad essere sempre meno disponibili anche nelle semplici relazioni, un tempo favorite e promosse, fosse solo per buona educazione.

Fatte salve le dovute eccezioni, tendiamo infatti a rilasciare sempre più “no” ad ogni richiesta, ancora prima di aver capito cosa ci hanno chiesto. Scusi, mi saprebbe dire dove debbo andare per raggiungere Piazza Garibaldi ? E subito come risposta, trovi l’abitante del luogo, che ti risponde dichiarandosi… straniero. Ovviamente una esagerazione, ma il fondo di verità, c’e’ sempre. L’equazione, è alquanto semplice : con una negazione non si rischia e “tagliando subito corto”, si evita qualsiasi tipo di problema. Siamo molto simili in questi casi, alle famose scimmiette che non vedono, non sentono, nè parlano, in quanto impedite dalle loro stesse mani.

Come quando si entra qui, nell’oramai “famoso supermercato”, inteso come “surrogato della vita”. Eccone un’altro che sta richiamando ora la nostra attenzione. Si, guardate lì, quel giovane che percorrendo a passo svelto nella direzione dove è collocato l’unico prodotto che gli serve, dopo averlo preso, girandosi si blocca, paralizzato, valutando che per procedere al pagamento, impiegherebbe almeno una mezza ora per la fila che si è appena formata. Reazione lampo del personaggio “sotto osservazione”, che ancora più velocemente di prima, ritornando sui suoi passi, riposiziona di nuovo la merce al suo posto e scappa via, rinunciando al suo intento odierno di essere consumatore.

Una situazione tutto sommato banale, che tuttavia è in grado di simboleggiare molto bene la burocrazia. Una vera calamità per la Società intera, che brucia impunita un bel numero di ore della nostra vita. La stessa burocrazia, che ogni volta, tiene a mostrarci quanto è abile nel complicare le cose. Davvero una brutta bestia, ad iniziare dal fatto che si presenta sempre con assoluta mancanza di rispetto verso l’Utenza. Sono gli istanti in cui, ognuno rimpiange di non avere gli stessi poteri del Grange Hulk !!!
Anche qui, sono cose che fortunatamente si pensano soltanto, puure, al massimo si dicono durante polemiche agli sportelli, per giustificato nervosismo, ma che poi finisce lì. Chissà, com’è la vita in certi determinati Uffici, in particolare dove gli impiegati pretendono di leggere fino alla fine l’articolo d’interesse, prima di abbassare il giornale e prestarti attenzione allo sportello.

Oppure i casellanti chiusi nei box dell’autostrada o in tangenziale. Forse, in silenzio anche loro trattengono una grande malinconia, forse è per questo che sono soliti tenderti la mano per darti la ricevuta, con lo sguardo distratto sempre dall’altra parte. Non è possibile escludere che stiano chiedendoci cosi aiuto, ma i nostri poteri, sono funzionanti solo in questo supermercato e fuori da qui, sono del tutto azzerati. Come si può stimare il peso derivante dalle attività noiose, ripetitive, sostanzialmente semplici da poterle sentire del tutto inutili, sempre più esercitate dalle macchine ? Come coniugarle con la precedente considerazione poco prima esternata sulla burocrazia ? Meglio farselo spiegare in modo magistrale, utilizzando una scena dell’indimenticabile film interpretato da Massimo Troisi e Benigni, intitolato “Non ci resta che piangere” (1985) ( vd. https://www.youtube.com/watch?v=KF0VYpzsZYE ) in cui ad ogni passaggio del confine, la dogana pretende ogni volta superato di un solo passo il limite, l’indimenticabile fiorino.

Nella vita, c’è anche da considerare e mettere in conto l’eventualità di trovarsi, magari proprio nel momento in cui uno meno se lo aspetta, ad attraversare e cercare di superare un periodo di particolare difficoltà. Se fra di Voi, qualcuno sostiene in cuore suo di non avere mai affrontato questi frangenti, tre sono le possibilità che vi possono avere spinto al rilascio di questa discutibile affermazione. O non si ricorda, o per personali motivi non vuole ricordare, oppure, preferisce di mentire a se stesso. Altra ipotesi, ma sarebbe per tutti noi del supermercato una grande delusione, quella di trovarci alla presenza di un personaggio che mente, sapendo di mentire. In tal caso, è necessario informare subito che questo soggetto, è stato immediatamente escluso dal gioco e deve uscire subito da questo surrogato virtuale in quanto non gradito !!!

Tutti, senza distinzione, si sono trovati a superare prove che apparivano inizialmente del tutto superiori alle loro possibilità. Lo ha preteso il percorso per il raggiungimento di determinate maturità, abilità, oppure, se si preferisce, il continuo dover vincere le avversità che ogni giorno si pongono innanzi a noi. Ad iniziare dalla nascita, per poi in modalità graduale, passare ai vari steps, come riuscire ad usare la parola, leggere, studiare, cercare di superare esami, accettare giudizi, trovare un lavoro ed imparare a svolgerlo. Gestire quotidianamente rapporti sempre diversi, crearsi una famiglia e lavorare per mantenerla e… cosi via. E’ ovvio che a parità di ostacolo, la soggettività e la individualità di ogni carattere e forse ancora di più la personale predisposizione alla risoluzione dei problemi in essere, rende molto variabile lo sforzo profuso durante la fase del superamento di determinate prove, che varia, appunto, da soggetto a soggetto. Chiaramente, non dimentichiamo che in questi casi, il potenziale intellettivo gioca la sua buona parte, cosi come il livello culturale ed il tipo di approccio alle questioni. Ai soggetti notoriamente sempre preoccupati in quanto consci dei loro scarsi limiti complessivi, si legano però di sovente anche coloro in possesso di una maggiore sensibilità e per quanto questi siano in genere fra le persone più preparate ed intelligenti di tanti altri, nel complesso anche la loro esistenza, non risulta del tutto facile. Giusto appunto per aprire una parentesi sul tipo di approccio alle questioni. Insomma, si sta parlando di quando innanzi anche ad una condizione di difficoltà che presenta valori oggettivi di media intensità, alcuni soggetti reagiscono a vario titolo amplificando cosi tanto le emozioni, che tutto diviene sproporzionato ed incontrollabile. Queste modalità di perdita di controllo, generano quindi una rapida saturazione mentale, producendo solo caos e tormento alle persone che soffrono di questa emotività cosi elevata.

A lungo andare, queste esperienze negative, divenute in un certo senso patologiche, sono solite accumularsi, sommando una serie di spiacevoli mortificazioni interiori, che finiscono con lo sfiduciare tantissimo i soggetti interessati, sino a fargli perdere totalmente la fiducia in se stessi. Essi, sentendosi molto penalizzati e totalmente impediti nell’esternare con libertà la loro vera personalità, ancor peggio quando sentono di potere essere in grado di superare determinate prove, ma di essere impediti da terzi fattori, diventano di sovente vittime di se stessi, ossessionati prima o poi dalla loro eccessiva severità nello giudicarsi, in maniera figurativa, molto vicino alla fustigazione.

Iniziano poi a convincersi, nel pensare di essere al di sotto del livello di tutte le performances medie rilasciate comunemente dai loro amici e conoscenti. Ne consegue un pericoloso immobilismo, che impedirà loro grande parte delle comuni azioni individuali o ritiri dalle partecipazioni relazionali che questi tenderanno sempre ad evitare.

Paradossalmente, proprio il troppo ragionare, innanzi a soluzioni semplici, è quel fare che conduce in genere agli errori peggiori. E’ un po’ come chi ricompra la stessa cosa nel supermercato, valutando che la propria scorta ne sia priva, mentre tutti sanno, che non è quasi mai cosi. Tuttavia, proprio a seguito di questa che potremmo definire la “detenzione di dubbio costante”, le persone coinvolte in questa irrazionalità nel gestire pesi e quantità, proprio grazie agli eccessi da loro applicati come regola puntuale, si garantiscono cosi il massimo di tranquillità possibile.

Curarsi nel perseverare con gli errori. La caratteristica che alimenta continuamente il desiderio di continuo approvvigionamento, è di origine fobica, che tuttavia appare la sola “procedura” in grado di soddisfare il continuo bisogno di sicurezza/protezione di certe persone. Basti pensare al famelico desiderio di chi affannosamente, per tutta la vita, desidera solo accumulare soldi, per poi morire dopo una vita di privazioni.
Nella vita, pochi possono forse vantarsi e ritenersi assolutamente immuni da queste circostanze, ovviamente l’intensità varia molto a secondo dei casi e tante sono le variabili, da rendere la casistica molto ampia di esempi. L’origine di uno stesso problema, può poi conseguire anche reazioni molto differenti fra loro. Un individuo con problematiche relazionali nascoste, non è detto che scelga sempre di stare in silenzio ed in disparte. Tanto è, che la “categoria” rappresentata dai cosiddetti tuttologhi, ovvero coloro che tutto tengono a vantare di sapere e niente poi sono mai in grado di dimostrare, è forse da considerara la punta dell’isberg per quanto attiene le “malattie” più contaggiose di questa nostra Era. A vario titolo è possibile affermare che questa nostra Società, sta divenendo sempre più insicura, per cui, chi non ha armi a sufficienza, a volte decide anche se inconsiapevolmente, di inventarsele.

Ancora oggi, anno duemilaediciassette, l’esistenza di numerosissimi “maghi”, “santoni”, “oroscopari” vari, ma anche di tanti altri che millantano titoli professionali di alto livello mai acquisiti, rappresentano un chiaro esempio di follia assoluta di questa nostra Società. Un evidente punto debole, che non sarebbe niente, se non ci fossero anche un numero indicibile di proseliti che con fiducia pendono dalle loro labbra, finanziano tale business, diventando loro affezionatissimi clienti ed anche… fieri testimonial. Tutto all’interno di una Società, che probabilmente cade in queste assurdità per sentirsi magari indifesa, troppo timida e delicata tanto da confidarsi fragile e, nell’ultimo caso citato, purtroppo anche stupida.

Forse proprio per la consapevolezza di questi suoi limiti, mal nascosti, la persona tipo talvolta si sente “indotta” per questo stato di inferiorità a mostrarsi aggressiva ed ad essere anche alquanto violenta, pur di materializzare agli altri la sua esistenza, pensando di riscattare cosi un rispetto che invece continua ad allontanare con le sue stesse azioni. Questi esempi, certamente minoritari all’interno della nostra Società, portano tuttavia quale conseguenza, il rischio di creare uno scompenso sociale generale, di porre in difficoltà le persone “di buona volontà” che pur essendo in maggioranza, accrescono di riflesso in confusione, sino a porgli in dubbio che sia corretto detenere un indirizzo guidato dal buon senso. E’ quando uno giunge a dire : “se questi sono i risultati, allora meglio cambiare atteggiamento”. Seguendo la psicosi di chi nell’esempio precedente, ritiene le proprie dispense sempre vuote anche quando in realtà, esse sono sufficientemente piene, riflettiamo su quanto si investe in sicurezza e quanto poco, malgrado questo, le nostre preoccupazioni restano invariate come livello. Ma è solo un esempio, per far convergere tutti i lettori su di una cosa ovvia, ovvero che essendo la Società una e sola, qualsiasi modifica sostanziale intervenga al suo interno, nel bene o nel male, è destinata ad impattare su tutti.

Capita, per quanto possa apparire strano, che ogni individuo, provi in un determinato momento o periodo, il desiderio di dover verificare se davvero è vivo. Non basta infatti respirare, oppure alzare un braccio o sollevare un piede per capirlo. Semplicemente per il fatto che solo questo, non può garantire che in quel determinato momento o periodo, quella persona, sta davvero vivendo al meglio la propria esistenza. Ma come, ha un bel lavoro, una bella casa, una famiglia che lo vuole bene e lui… si lamenta ? E’ pressapoco questa domanda che si formula innanzi a queste circostanze tipo, sempre molto più diffuse. Ed è lo stesso tipo di domanda, che dimostra quanto sia difficile per gli altri, comprendere un malessere interno ben più profondo che sta pericolosamente dilagando ovunque. L’inutilità di questa vita, cosi “organizzata”, divenuta oramai cosi priva di spazi per emozioni vere, senza quasi più momenti di spensieratezza. La vita, converrete, è sostanzialmente un’opportunità irripetibile. Quanto un individuo riceve questo dono, non dovrebbe, come si potrebbe fare con una macchina, prestarla ad un altro o addirittura regalarla per sempre a terzi. La vita, non è solo un corpo che si muove, che cammina, lavora e si riproduce. Piuttosto questo, dovessero essere per un assurdo motivo l’ambizione di qualcuno, sarebbe uno scenario che indurrebbe a pensare la dedinizione di ben altro.
(FINE PRIMA PARTE)
“Sarà capitato anche a voi”, era il ritornello di una famosa canzone che potrebbe essere applicato per introdurre argomenti molto comuni, che è facile presumere abbiano un pò tutti conosciuto.
E’ il caso dell’incontro con coloro che necessitano sempre di dimostrare ad altri, ciò che in realtà non sono, unicamente per sentirsi all’altezza di potere giocare un ruolo alla pari ed in ogni situazione. In genere si riconoscono subito dalle idiozie che dicono, magari solo per sentito dire e pensano di aver fatto propria le esperienze di altri, dunque mai vissute in prima persona.

Fortunatamente, vi è anche la presenza di chi è fondamentalmente onesto con se stesso e verso gli altri, nonchè ricco di sani valori. In possesso quindi di molte qualità proprie, come l’essere preparati e meglio di altri formati in specifiche materie. In genere però, non tengono in modo particolare a farsi subito riconoscere. Poichè quasi a nascondersi, non confidano apertamente questa loro condizione, che tende a divenire quasi un “segreto”, oltre che per modestia, anche per non confondersi con gli stolti. In modo particolare, chi è spinto ad essere di natura generoso, oppure notoriamente pronto nel rendersi puntualmente disponibile al soccorso delle altrui difficoltà, sino a farne proprio problema. Poichè anche questa tipologia di persone, in verità quasi del tutto estinte, sono costrette loro malgrado, prima o poi ad arrendersi, poichè queste qualità vengono sistematicamente oltre che fraintese, anche palesemente abusate.
Insomma, la nobiltà di pensiero e di azione, non può permettersi di essere offesa a lungo da egoismi stupidi, che tendono a interpretare il tutto, come fonte inesauribile da sfruttare. Innanzi a questo cattivo interpretare, il bene sembra soffrire, sino a morire.

Tante, troppe parole, tanti esempi e paragoni, per ritornare alla fine allo stesso punto. Solo quando riusciremo ad avere chiare nel loro distinto valore, tutte le nostre effettive esigenze e collocare i nostri bisogni nell’ordine in cui intendiamo davvero soddisfarli, potremmo finalmente dire che stiamo procedendo nella giusta direzione.
Il punto da cui partire, è quello che ci vedrà riconoscere ed accettare con rinnovata coscienza, tutti i nostri limiti, che saranno d’ora in poi, tutti potenzialmente migliorabili.
Meglio in questi casi, non mentire mai a se stessi, per ottenere idee quanto più chiare possibili, evitando di commettere il classico errore di chi parte “sparato” durante una dieta, sorretto da mille buoni propositi, per poi interrompere all’improvviso il tutto. Alla pari di coloro che giurano di volere smettere di fumare, magari riescono a farlo per alcuni giorni, ma poi subito riprendono il vizio.
Perseverare, specie durante i momenti di tempesta, come un timoniere che malgrado le difficoltà non desiste, tenendo sempre d’occhio la sua bussola e l’orizzonte di quel suo mare. Questo è il modo di affrontare percorsi impegnativi per giungere al traguardo.
In alternativa, resta il “girotondo” su se stessi (vd. girare intorno al problema) o l’inserimento della marcia indietro, per ripercorrere gli stessi errori, accettando la sconfitta.
Non pensate di riuscirci e preferite arrendervi prima ancora di tentare ? Nessun problema. Avete semplicemente sprecato una vita, come disse un gatto, cadendo dal decimo piano insieme ad altri, tanto tempo fa. Ma… siete proprio sicuri di avere anche voi sette vite, come pare abbiano a disposizione i gatti ?
L’insoddisfazione, si sa, è solita tendere ad orientarsi verso azioni per lo più indesiderate, poichè se le si lascia la conduzione, i risultati senza la vostra guida diretta, saranno di certo destinati ad essere poco gratificanti. Tutto ciò che ne deriverà, non potrà che essere unicamente il prevedibile prodotto dell’abbandono di se stessi.
Eppure, giunti tutti noi in comune accordo su una serie di questioni sin qui trattate, riuniti momentaneamente all’interno di un supermercato virtuale per meglio concentrarci, cerchiamo anche di rispondere a uno degli ultimi punti ancora sospesi. Ovvero, su come intendiamo reagire concretamente per conquistare, riprendere e realizzare, una maggiore indipendenza nella scelta delle nostre future azioni. In modo che la proprietà di una meritata, legittima autonomia, venga finalmente riscattata.

Siamo giunti al momento cruciale di questo nostro incontro. Per favore, posiamo un solo istante il peso delle nostre buste. Si, tutti voi che state ascoltando questa mia voce, in verità alquanto stridula, proveniente da questo altoparlante.
Venite tutti qui e fermiamoci pochi minuti per meglio riflettere su questioni molto personali è vero, ma che riguardano in diversa misura tutti.
Come pensiamo che venga “spesa” oggi questa nostra vita ? Quanti si sentono catturati entro un vortice che sembra oramai programmato per non fermarsi mai, che costringe e forza al fine di distaccarci da quella che sentiamo essere la nostra vera identità ?
Sentite ancora di essere persone libere di decidere della propria vita, oppure, trasformati nel durante come “avatar” da un sistema, ben organizzato, che obbliga a fare sempre e solo ciò che non volete ?
Chi fra di voi, si sente sollecitato in modo del tutto improprio e anche indesiderato, nel compimento di cose che realizziamo solo per mera costrizione, dunque contro la nostra volontà ?

Guardate quella signora ! Mentre discutevamo, non si è neanche accorta del nostro parlare ed ha continuato a seguire la sua ossessione lungo i corridoi. Osservatela con attenzione. E’ tutta presa, diremo anche posseduta, da quella modalità di realizzare acquisti con fare visibilmente frenetico. La finalità, non è tanto quella dell’approvvigionarsi, ma di coprire problematiche interiori ben più gravi. In questa fase, sembra quasi aver inserito il classico pilota automatico. Un’automa !!! Badate bene, è come se stesse compiendo queste azioni sotto l’influsso di uno stato di trance. Pare sia stata cosi abituata per influsso avvenuto durante la sua lunga permanenza all’estero. Lì, dove la gente è stata plasmata alla sopportazione di lunghe giornate di fila, pur di essere fra i primi ad acquistare l’ultimo prototipo, oppure per riuscire a “catturare” il più alto numero di offerte nei saldi di stagione.

Molte persone nel mondo, in alcune realtà commerciali, innanzi al miraggio di determinate offerte, proprio mentre siamo parlando, si sta accalcando, cercando di superare con vere e proprie colluttazioni tutti coloro che si sono presentati come antagonisti del giorno. Tutti, indistintamente, fossero anche donne e bambini, idealmente sono da superare, calpestare, sino a lasciarli alle proprie spalle.

In questi casi, siamo oltre i confini del semplice coinvolgimento. In questi ambiti non si tratta solo di fidelizzazione, ma di veri e propri raptus mentali. Sono effetti da psicosi collettiva, ben studiata per alterare e deviare la nostra razionalità, per poi trarne esclusivamente profitto.
Il paradosso, cari amici del supermercato, o per meglio dire, la totale cecità verso la quale siamo quotidianamente indotti da questo sistema globale, è che contrariamente a quello che si vorrebbe fare intendere, il vero, unico affare, in realtà, verrà ottenuto grazie al nostro contributo, sempre e solo da altri.

Una chiave di lettura, in grado di farci comprendere alcune verità sulle cause che hanno determinato molte alterazioni comportamentali nel tempo, cosi gravi tanto che non ce ne accorgiamo neanche più, potrebbe essere chiarita dal fatto, che oramai siamo da troppo tempo a stretto contatto con i computer.
Finendo con l’essere almeno nell’emulazione del funzionamento, ovvero nel principio, alquanto simili. Il nostro comportamento dunque, secondo questa chiave di lettura, si è oramai allontanato da quella che un tempo definivamo Umanità, inducendo in grande parte del Globo industrializzato l’esecuzione di modalità sempre più prossime alla robotizzazione sociale. Questo compromesso, lo stiamo barattando con la continua perdita di identità.
Questo discorso, riconduce ovviamente, alla somma di tutti gli effetti, prodotti dalla cosiddetta tecnologia in generale. Dunque tablet, smartphone, notebook e quanto altro ancora si potrebbe aggiungere.
Emuliamo oggi, ciò che doveva limitarsi ad essere semplicemente un surrogato della nostra intelligenza, ma che in fase di continuo sviluppo, ha iniziato a dettare obiettivi, tempi di lavorazione, confrontando asetticamente i risultati. Senza scomporsi innanzi a centinaia di migliaia di licenziamenti umani, nè riuscendo ad ascoltare motivazioni. I computer non hanno un cuore, ma ragionano entro i limiti di memorie programmate, schede prefigurate con i loro appositi drivers. Tutto qui. La motivazione che ha favorito questa transizione epocale, secondo questa chiave di lettura, poco sconfessabile da chi è ancora in grado di intendere e di volere.
Mentre prima lavoravamo aiutandoci con un computer, ora lavoriamo per i computer.
— FINE SECONDA PARTE—
La differenza, è drammaticamente certificabile in tutto il mondo. Altro che fantascienza, questo è oramai un mondo sempre più gestito da macchine, specializzate in attività dedicate alla automazione, una fredda erogazioni di servizi nella quale non è prevista l’intermediazione controllata anche dai battito di un cuore.
Meccanizzazioni varie, scanner… accettati in cambio di divertimenti tipo “live in the time” che permette dirette su Facebook oramai alla portata di tutti.
Tante novità. Modernità che viste così, sono in assoluto conquiste davvero bellissime, ma se pensiamo un solo istante a tutto quanto ci è costato in termini di forzoso adattamento, dovremo ammettere che ci abbiamo rimesso tantissimo, ad iniziare dalla postura. Abbiamo venduto la nostra Specie e messo in forse la possibilità di riprendercela. Non riusciamo più a fermarci e mantenere questa velocità divenuta disumana, non può essere considerato un buon livello di qualità di vita. Anzi. Lo spazio vitale per tutti viene costantemente ridotto e la sopravvivenza è una costante selezione che rilascia oramai l’ingresso ai soli fortunati… accreditati. E’ il metodo moderno di gestire il mondo, come avveniva tanto tempo fà in Sparta. Anche chi si illudeva di riuscire a superare la “tormenta”, come il ceto medio, è proprio quello che oggi ha perso di più. Intanto il cerchio si restringe e non si arresta.
Il margine di errore “concesso” in genere negli ambienti di lavoro, è idealmente prossimo allo zero. Il tempo non esiste o quanto meno gli spazi per respirare di proprio e rilassarsi, sono divenuti al massimo, quelli che passano fra l’invio e la risposta di una mail. E dicono che questo modo frenetico è da ritenersi oggi come un fare normale, proprio mentre continuiamo a sentirci come avvolti nell’ingranaggio di un loop continuo, inarrestabile, cosi lontano da essere divenuto inumano e soprattutto, sempre più distante dalle nostre reali esigenze.
Le persone, vengono oramai trattate come macchine, sostituite senza alcun problema come pezzi di ricambio nelle aziende, cosi come nelle fabbriche. Spediti in trasferta, magari all’Estero se ciò può servire ad assemblare un altro “impianto”. Del domani, non vi è certezza. Come per i computer, viene sempre più richiesto di svolgere attività in multitasking (diverse e contemporaneamente). La qualità, in genere scende, ma poco importa. Le multeplici professionalità, faticano a trovare in tutto questo un senso e l’insoddisfazione cresce. Chi ancora può farlo, tenta di difendersi, magari con hobbyes o piccoli diversivi, ma il tempo con maglie cosi strette, viene eroso continuamente e persevera nell’impedire tutto ciò che uno in proprio un tempo ritrovava possibile. Si è creato una “rete” che oramai imprigiona tutti e tutto. Non neghiamolo. Ci piaccia o meno, la nostra epoca è caratterizzata in tantissimi ambiti dalla schiavitù informatica alla quale tutti si stanno sottomettendo.
Tanti anni fà, in tanti sorrisero su Matrix. Oggi, ne sono divenuti primi protagonisti nel film della loro vita.
E’ l’Era in cui, l’attività di operai, impiegati ed anche dirigenti, si accendono e si spengono con uno schiocco di dita, molto simile al rumore prodotto dall’interruttore ON/OFF di un PC. Se ce la fai a conquistare l’impossibile bene, se non ce la fai o non resisti, vai pure e senza neanche il bisogno di una stretta di mano. Siamo come vecchi tram, che viaggiano nei loro binari, il cui unico scambio è da altri utilizzato per condurre al… deposito.
Come si fà per un computer, si ritiene necessario e possibile gestire ogni lavoratore sempre a totale e proprio piacimento. Di poterlo adoperare così in qualsiasi frangente, a dispetto di tutte le regole in essere, ma percepite come mera teoria. Il lavoratore, al pari di un qualsiasi macchinario, deve ritenersi disponibile in qualsiasi momento, diversamente, lo si sostituisce ben presto con un altro… pezzo. Tendenzialmente, deve essere predisposto per rilasciare la sua prestazione, anche sette giorni su sette è ciò non può essere ritenuto più motivo di rifiuto. L’orario, in quanto flessibile, non prevede alcun limite da rispettare. Gli “avatar moderni”, possono essere chiamati di giorno o di notte senza preavviso e queste disposizioni dovranno sempre essere accettate con sorrisi e sottomissione, altrimenti è finita. Trovati un altro lavoro e… good lucky !
Preavviso ? Pianificazione ? Ferie ? Tutta concezione oramai passata da considerare ancora più vecchia e mai più recuperabile oramai. Almeno questa è la convinzione di quasi tutti gli “interessati”, Si dice al riguardo, quando paragoniamo il buono del passato oggi scomparsi, che stiamo parlando di altri tempi.
Se c’è una cosa davvero stupida per sottovalutare le grandi problematiche, allontanandosi dalla loro risoluzione, è proprio quando si pronuncia questa frase. “Erano altri tempi” magari lo si potrebbe dire solo per l’inevitabile età anagrafica, ma non per l’importanza dell’educazione, la necessaria condivisione d’intenti, la contrattazione per comprendere e dare risposta alle reali necessità del momento e ricercare le migliori soluzioni. Ed ancora il comprendere possibili aree di miglioramento conoscitivo attraverso (veri) processi formativi, tutti raccolti in un unico e sacrosanto principio, che porta al rispetto di quelle persone,che oggi si vorrebbe non contassero più nulla. E’ vero, questi sono altri tempi. Mettiamoci pure dentro anche l’immancabile ed interminabile effetto “crisi”. Ma poi non dimentichiamo di effettuare anche un’analisi su quanta strumentalizzazione e’ stata volutamente inserita in tutto questo ?
Quanto ha inciso la politica ? E’ evidente che l’unica risposta, con il segno del poi, non può essere che : “tanto”, “troppo”. In altre parole, ogni pseudo “conquista”, ha percorso l’esatto opposto del percorso in genere atteso dal Welfare.
(SEGUE)
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It is astonishing.
AIPAC ( https://www.youtube.com/watch?v=COx-t-Mk6UA ) and the Evangelical Church are perpetrating one of the most catastrophic genocides in history, targeting innocent women and children in Gaza.
These organizations have supplied Israel with explosives to facilitate their acts of genocide.
Gaza has been designated a disaster zone, severely lacking in essential resources for survival.
AIPAC, the Evangelical Church, and Israel have devastated 90% of Gaza, resulting in the destruction of 437,600 homes and the loss of one million lives, including 50,000 individuals currently trapped under debris, with 80% of the casualties being women and children.
They have also obliterated 330,000 meters of water pipelines, leaving the population without access to drinking water.
Furthermore, over 655,000 meters of underground sewage systems have been destroyed, depriving residents of basic sanitation facilities.
The destruction extends to 2,800,000 meters of roadways, rendering transportation impossible for the affected population.
Additionally, 3,680 kilometers of the electrical grid have been dismantled, leading to widespread power outages.
The assault has resulted in the demolition of 48 hospitals, eliminating critical healthcare facilities for those in need.
Moreover, the actions of AIPAC, the Evangelical Church, and Israel have disrupted the education of over 785,000 students, with 494 schools and universities being completely destroyed, many due to aerial bombardments.
They have also targeted 981 mosques, effectively silencing the prayers of the homeless seeking divine assistance.
As a result of these actions, more than 39,000 young children have been left orphaned, without parents or guardians to care for them.
I must emphasize that the historical context of warfare has never witnessed a scenario where 80% of a nation has been devastated, 100% of its populace has been uprooted, and 50% of the casualties are children.
It is imperative to recognize the gravity of the situation.
Organizations such as AIPAC and the Evangelical Church in America are contributing to what can only be described as genocide.
https://www.youtube.com/shorts/IrX9v6DKH1g
The implications of American taxpayer funding in the context of Israel’s actions against innocent children are alarming.
1. An examination of Israel’s precarious situation is warranted.
https://www.youtube.com/watch?v=kAfIYtpcBxo
2. The influence of financial power, often associated with certain groups, plays a significant role in these dynamics. Further information can be found through the provided link.
https://mega.nz/file/FqhzGKbB#bsX4PD-O59HEA0-rynD29xkk47dmddycY5CjZfoDLYg
3. Insights into the perspectives of U.S. leadership regarding AIPAC and the Evangelical Church can be explored through the following resource.
https://www.tiktok.com/@thefearlessqueenmel/video/7307640994579680542?lang=en&q=why%20dont%20Americans%20knowl%20what%20you%20have%20seen%20&t=1701880206555
The tragic reality of innocent children being harmed by powerful Israeli forces utilizing American weaponry is evident in various media reports.
https://www.youtube.com/watch?v=COx-t-Mk6UA
It is crucial to stay informed by accessing reliable news sources.
https://www.youtube.com/watch?v=bNyUyrR0PHo
If action is not taken—such as advocating for a cessation of violence against the people of Gaza and urging humanitarian aid—then it is essential to share this message with others to raise awareness. The historical irony of those who suffered during the Holocaust now perpetuating violence against the Palestinian people is a stark reminder of the need for compassion and justice.
Inaction in the face of such suffering raises serious moral questions.
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AIPAC ( https://www.youtube.com/watch?v=COx-t-Mk6UA ) and the Evangelical Church are perpetrating one of the most catastrophic genocides in history, targeting innocent women and children in Gaza.
These organizations have supplied Israel with explosives to facilitate their acts of genocide.
Gaza has been designated a disaster zone, severely lacking in essential resources for survival.
AIPAC, the Evangelical Church, and Israel have devastated 90% of Gaza, resulting in the destruction of 437,600 homes and the loss of one million lives, including 50,000 individuals currently trapped under debris, with 80% of the casualties being women and children.
They have also obliterated 330,000 meters of water pipelines, leaving the population without access to drinking water.
Furthermore, over 655,000 meters of underground sewage systems have been destroyed, depriving residents of basic sanitation facilities.
The destruction extends to 2,800,000 meters of roadways, rendering transportation impossible for the affected population.
Additionally, 3,680 kilometers of the electrical grid have been dismantled, leading to widespread power outages.
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1. An examination of Israel’s precarious situation is warranted.
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2. The influence of financial power, often associated with certain groups, plays a significant role in these dynamics. Further information can be found through the provided link.
https://mega.nz/file/FqhzGKbB#bsX4PD-O59HEA0-rynD29xkk47dmddycY5CjZfoDLYg
3. Insights into the perspectives of U.S. leadership regarding AIPAC and the Evangelical Church can be explored through the following resource.
https://www.tiktok.com/@thefearlessqueenmel/video/7307640994579680542?lang=en&q=why%20dont%20Americans%20knowl%20what%20you%20have%20seen%20&t=1701880206555
The tragic reality of innocent children being harmed by powerful Israeli forces utilizing American weaponry is evident in various media reports.
https://www.youtube.com/watch?v=COx-t-Mk6UA
It is crucial to stay informed by accessing reliable news sources.
https://www.youtube.com/watch?v=bNyUyrR0PHo
If action is not taken—such as advocating for a cessation of violence against the people of Gaza and urging humanitarian aid—then it is essential to share this message with others to raise awareness. The historical irony of those who suffered during the Holocaust now perpetuating violence against the Palestinian people is a stark reminder of the need for compassion and justice.
Inaction in the face of such suffering raises serious moral questions.