TANTI AUGURI, FORSE TROPPI

Sia essa più o meno sincera, l’occasione di elargire auguri è da sempre un’attività florida e costantemente attiva, tanto che rispetto a tante altre, non sembra mai aver temuto crisi, nè disoccupazione. Anzi. Con l’avvento dei Social, negli ultimi decenni, essa presenta un trend in ascesa davvero “invidiabile”.
Si augura di tutto e di più dunque, dal miglioramento della salute agli auspici tendenti a “favorire” ad altrui, enormi ricchezze, dalle buone vacanze al buon lavoro, sino ad addentrarsi in previsioni del tutto azzardate, specie quando in caso di operazioni chirurgiche, si trasferisce l’immancabile conforto pur molto improvvisato del “vedrai, andrà tutto bene”…
In genere, quello che viene augurato alla luce del giorno, sono accurate composizioni di belle parole, senza alcuna moderata economia, quasi a piè di lista, talvolta, abbelliti anche dalla cura delle rime, colorate lusinghe e immensa bontà, anche perchè, diciamocelo chiaramente, per chi elargisce titoli di speranza e fantasia, non vi è alla fine nessun conto da pagare. Per quanto astratto e senza alcuna certificata garanzia che ogni auspicio possa poi trovare concreta conferma, ognuno accetta sempre tutti questi rituali di buon grado, quasi accarezzando l’idea, magari anche per un solo istante, che l’altrui desiderio, possa per davvero essere prima o poi realizzato. Per la serie “prendi e porta a casa”.
Probabilmente per questo, agli auguri, si è soliti concedere ogni visibile eccesso, come quello di campare ancora cento anni di buona salute ai nonni, oppure di palesare da un momento a l’altro, quasi per incanto, la risoluzione possibile ed immediata di tutta una serie di gravi problemi ancora irrisolti. Gli auguri ruotano durante l’anno e trovano “ragione” di esistere ciclicamente in occasione di onomastici, compleanni, battesimi, cresime, matrimoni, diplomi e quanto altro ancora sia considerato un punto di nuova partenza che non ha ancora un chiaro futuro.
Esiste però, anche qui, il rovescio della medaglia. Si tratta degli auguri negativi, espressi forse con maggiore sincerità, “finalizzati” da chi per un motivo o l’altro, ha motivo di rancore, invidia o altra negatività che porta ad augurare magari “iella” ad ignari destinatari, in quanto nella stragrande maggioranza dei casi, i potenziali “interessati”, sono del tutto all’oscuro di tali sentimenti che lo circondano. Pensieri che portano a pensare frasi del tipo “che tu possa essere mangiato dai cani”, “devi passare un brutto guaio”, ove mai possibile ancora peggio, con il “devi andare a finire sotto il tram”, “a te e tutta la tua razza”… che pur lasciando il tempo che trovano, dovrebbero far molto riflettere da chi siamo circondati, a prescindere dai sorrisi di convenienza che quotidianamente incrociamo lungo il nostro cammino quotidiano. Certo, si sta parlando di argomentazioni decisamente molto “frivole”, ma pensando a quante persone ancora oggi si rivolgono a presunti maghi, che operano con successo millantando poteri e misteriosi contatti “extra sensoriali”, che dicono di avvalersi di “pozioni magiche” con prodotti commerciali che tutti hanno in cucina… ebbene, ciò potrebbe essere motivo per esercitare da parte di molti una seria riflessione per tentare di comprendere quanto tanti hanno ancora da maturare in questi ambiti.
Evitando di approfondire le condizioni patologiche che inducono a generare simili comportamenti cosi contorti ed in alcuni casi anche maniacali, a conclusione, è forse il caso di chiedersi e stavolta seriamente, a cosa servono gli auguri, ma soprattutto, da cosa essi derivano.
Per comprendere questo, è necessario ripercorrere la Storia sino a giungere ai tempi dell’antica Roma, cosi a quella in cui anche gli Etruschi, facevano riferimento ad una tipologia di religioso, un apposito esperto in materia denominato “sacerdote”, il quale attraverso “l’analisi” del volo degli uccelli, interpretava detti movimenti scrutando semplicemente il cielo, deducendo cosa sarebbe avvenuto in futuro. Una interpretazione celestiale, una intermediazione ritenuta divina, grazie alla quale, gli antichi erano indotti nel credere di poter anticipare molte cose. Ad esempio, l’esito di battaglie non ancora avviate, la fine di un periodo di siccità e tanto altro ancora. Era il modo in cui, attraverso il cielo, si intendeva cosi possibile interpretare di riflesso, il destino terreno.
Ecco che l’augurio, tramandato nel tempo, sempre presente anche dopo tantissimi anni, resta ugualmente un auspicio, ma senza la fatica di interpretare voli di uccelli, limitandosi solo ad esternare ciò che ci sembra meglio poter dire per l’occasione, magari solo per fare bella figura. Gli auguri, ancora oggi, sono numericamente tantissimi, forse troppi. La prima e forse unica speranza da parte di chi li riceve, è che pure se ininfluenti nel cambiare il corso delle nostre vite, siano almeno sinceri.
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