VIVERE CON IL PESO DI MILLE VITE

VIVERE CON IL PESO DI MILLE VITE
confronto
Quando penso che in tutta la mia vita non ho mai avuto occasione di provare invidia per qualcuno, o peggio, odiare sino ad augurarne la morte, ho la prova certa di aver ricevuto un bel dono.
Non intendo quindi dire di essere “bravo” o “migliore”, semplicemente conscio di aver ricevuto…

una certa “insensibilità” verso determinate emozioni o sentimenti estremi, che senza sforzi, mi viene spontaneo scorgere come perfettamente inutili, oltre ad essere sproporzionatamente eccessivi.
Al netto di antipatie molto profonde, che pure mi capita di provare in certi frangenti, specie innanzi a particolari “soggetti” nei quali ravvedo enormi distanze nell’intendere e nel volere, il paragonarsi ad altre persone che lasciano trasparire ai nostri occhi ad esempio ricchezze irraggiungibili, vita agiata che è dir poco, ancora quando questi soggetti si accompagnano con fare di eccessiva arroganza nei comportamenti, più che altro stimola in me un sentimento prossimo alla misericordia verso tali “detentori”.
Il tutto avviene come reazione spontanea, quasi automaticamente gestita dall’istinto, che mi porta in meno di un istante ad un totale disinteresse, limitandomi ad augurare loro in silenzio, che tutto continui ad andargli bene.
Per questo, il diffuso bisogno sempre crescente che porta alla “necessità” di paragonarsi agli altri, sino a provare rabbia o rancore, personalmente non mi affascina. Piuttosto, osservando chi invece è solito vivere costantemente con tali confronti, accresce un certo dispiacere per le condizioni di chi è solito convivere con questi tormenti che manifestano di riflesso un perenne malcontento, incorrendo serio rischio di vivere specularmente e contemporaneamente più vite oltre alla propria. Il risultato è quello di una rinuncia in un certo senso, ad ogni potenziale serenità ottenibile, anche con quel poco che si ha, che potrebbe essere meglio apprezzato come la vera, unica ricchezza in nostro possesso. E poi, quanta fatica !!! Del resto, si è sempre detto che è meglio desiderare ciò che si ha.
Troppe volte, a mio avviso, c’è chi insegue la vita altrui monitorandone nel silenzio gli aspetti in maniera quasi maniacale, spiando quanto poco dovrebbe interessare. Per non parlare del fatto che tante volte, si giunge per errata convinzione, nell’ effettuare analisi basate sul nulla, estrapolando concetti su elementi “estetici”, da altri ostentati e dunque, certamente alterati, mai fondati su di una più completa e reale conoscenza delle cose, dei fatti e delle persone sotto “nostra osservazione”.
Eppure, questa sembra l’Era in cui si può giungere fino anche a soffrire, perché non si ha la stessa vita dell’idolo che si vorrebbe essere e/o imitare almeno in parte. Una vera e propria patologia per tanti individui, i quali giungono nell’instancabile confronto nel ritenersi per questo… sfortunati.
Errore di fondo, è dato dal fatto che quanto non si conosce degli altri (la maggiore parte delle cose), in genere si è portati ad essere colmato dalla nostra fantasia, impreziosendo cosi gli aspetti secondo il nostro immaginato, partendo dal presupposto di sentirsi sin dalla partenza del raffronto…“inferiori”. Ne consegue che il profilo cosi tracciato senza elementi concreti, è solo psicologico, tutt’altro che veritiero.
Capita frequentemente di vedere persone sorridenti, apparentemente molto più felici di noi, senza però mai sapere, se dietro quanto “proposto”, non vi è anche la presenza occultata di un dramma ancora peggiore di quello che pensiamo possedere sempre e solo ‘’noi’’.
Seguendo con ossessione la pratica della competizione inutile, c’è chi quotidianamente spreca il tempo che potrebbe meglio utilizzare a beneficio della propria esistenza, per migliorare ciò che più è pertinente e non per ultimo, davvero utile a se stesso.
Ma a prescindere da ciò, bisognerebbe evitare in assoluto di esercitare con molta superficialità giudizi, ovvero ciò che è privo di completezza della conoscenza necessaria, evitando il rischio di alimentare in noi, convinzioni non solo errate, ma anche colpevoli di non essere vere, che servono solo a farci capire meno di quanto ne sapevamo prima.

2 pensieri su “VIVERE CON IL PESO DI MILLE VITE

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